PAESAGGI IMPROBABILI

Serie di 7 lavori su tela.

Questa serie, di piccolo formato, è realizzata con due materiali industriali molto fisici: lo smalto poliuretanico e la colla vinilica. Versati sulla tela, reagiscono tra loro, creando spessori, crepe e forme spontanee. Non ho dipinto un panorama: mi sono lasciato guidare dall’interazione delle due materie. Il risultato sono i Paesaggi Improbabili: macchie in bianco e nero che l’occhio umano, per istinto, trasforma in rocce, foreste o montagne. Improbabili perché è altamente improbabile che un paesaggio di questo tipo possa esistere davvero, anche se restano richiami a qualcosa di reale, come il confine tra cielo e terra.

Questo modo di lavorare ha un’affinità con il concetto di Sansui (“Montagna e Acqua”). Nella pittura cinese e giapponese di paesaggio, il paesaggio non è tanto la copia di una montagna vera, quanto il riflesso della mente di chi guarda. L’opera diventa uno specchio: ognuno ci vede dentro i propri pensieri e la propria sensibilità.

Paesaggi Impossibili

Nei Paesaggi Impossibili tutto si trasforma. Ho preso i sette dipinti dei Paesaggi Improbabili e li ho rielaborati digitalmente, sdoppiando e specchiando l’immagine. Lo specchio, che nel primo testo era una metafora, qui diventa letterale. La simmetria perfetta del digitale mette ordine nel caos della colla e dello smalto: quello che sulla tela era una macchia casuale diventa una struttura geometrica, quasi un portale, una forma sacra.

È un viaggio in due tappe: la prima è fisica, ruvida e imprevedibile; la seconda è mentale e geometrica. Due modi diversi di guardare la stessa immagine.